TRAINING, OVERREACHING E OVERTRAINING: ADATTAMENTO, LIMITI E GESTIONE DEL CARICO NELL’ATLETA
- Luca Denni
- 6 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Nelle prime fasi di un programma di allenamento, l’incremento della performance è rapido e apparentemente lineare. Questo avviene perché l’organismo risponde a uno stimolo nuovo con adattamenti prevalentemente neurali e coordinativi, oltre che con modificazioni metaboliche di base.
In questa fase, anche carichi relativamente modesti producono miglioramenti significativi.
Con il progredire dell’allenamento, tuttavia, il sistema si avvicina progressivamente a uno stato di adattamento più stabile: i guadagni diventano marginali e costosi, e ogni incremento prestativo richiede una gestione sempre più precisa delle variabili di carico.
È in questo contesto che diventano centrali i concetti di overreaching e overtraining, spesso confusi ma profondamente diversi sul piano fisiologico e gestionale.
ADATTAMENTO E PRINCIPIO DELLA SUPERCOMPENSAZIONE
Il modello classico della supercompensazione descrive la risposta dell’organismo a uno stress allenante attraverso quattro fasi:
1.Stimolo (allenamento)
2.Fatigue (riduzione della performance)
3.Recupero
4.Supercompensazione (incremento della capacità funzionale)
Affinché si verifichi un miglioramento, è necessario che il successivo stimolo venga applicato in una finestra temporale adeguata. Una frequenza troppo elevata o una gestione inadeguata dei carichi porta a un accumulo di fatica non compensata.
OVERREACHING: FUNZIONALE VS NON FUNZIONALE
L’overreaching rappresenta un accumulo intenzionale di carico allenante che determina una temporanea riduzione della performance.
Si distingue in:
1. Functional Overreaching (FOR)
- Riduzione prestativa a breve termine
- Recupero completo in giorni/settimane
- Miglioramento prestativo successivo (effetto rebound)
È una strategia programmata all’interno della periodizzazione, spesso utilizzata nei mesocicli ad alto carico.
2. Non-Functional Overreaching (NFOR)
- Calo della performance più marcato e prolungato
- Recupero incompleto nel breve termine
- Assenza di supercompensazione significativa
Rappresenta una condizione di confine tra adattamento efficace e disfunzione.
OVERTRAINING SYNDROME (OTS): UNA CONDIZIONE SISTEMICA
L’Overtraining Syndrome è una condizione complessa e multifattoriale caratterizzata da un calo persistente della performance associato a alterazioni fisiologiche, neuroendocrine e psicologiche.
A differenza dell’overreaching, l’OTS richiede tempi di recupero molto più lunghi (settimane o mesi).
Meccanismi coinvolti
Disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA)
Alterazioni del sistema nervoso autonomo (simpatico/parasimpatico)
Incremento dello stato infiammatorio sistemico
Squilibri ormonali (testosterone/cortisolo)
Alterazioni immunitarie
Segni e sintomi
Decremento cronico della performance
Aumento della percezione dello sforzo (RPE)
Fatigue persistente
Disturbi del sonno
Alterazioni dell’umore
Maggiore incidenza di infortuni e infezioni
IL RUOLO DELLA GESTIONE DEL CARICO
Quando i margini di miglioramento si riducono, la differenza non è più determinata dall’intensità assoluta del lavoro, ma dalla precisione nella gestione del carico interno ed esterno.
Carico esterno
volume (serie, ripetizioni, distanza)
intensità (kg, velocità, potenza)
densità
Carico interno
risposta fisiologica e percettiva
frequenza cardiaca
HRV (heart rate variability)
RPE (rating of perceived exertion)
biomarcatori (quando disponibili)
L’errore più comune è aumentare il carico esterno senza considerare la risposta individuale, portando a un disallineamento tra stimolo e capacità di recupero.
IL RECUPERO COME VARIABILE ALLENANTE
Nel contesto avanzato, il recupero non è una fase passiva ma una componente attiva della programmazione.
Include:
sonno (quantità e qualità)
nutrizione (timing e disponibilità energetica)
strategie di recupero (attivo, deload, tapering)
Il deload, in particolare, rappresenta uno strumento chiave per prevenire l’accumulo di fatica e favorire l’adattamento.
IMPLICAZIONI PRATICHE
I miglioramenti iniziali non sono indicativi dell’efficacia a lungo termine del programma
L’aumento del carico deve essere progressivo e periodizzato
L’overreaching può essere uno strumento utile se controllato
L’overtraining è una condizione da prevenire, non da gestire a posteriori
Il recupero è determinante quanto lo stimolo allenante
CONCLUSIONE
Con l’aumentare del livello dell’atleta, il paradigma cambia:
non è più sufficiente “allenarsi di più”, ma diventa essenziale allenarsi meglio.
Il confine tra adattamento e disfunzione è sottile e dinamico.
La capacità di riconoscerlo e gestirlo rappresenta una delle competenze fondamentali per chi si occupa di performance e salute.
In ultima analisi, la prestazione non è il risultato del massimo carico tollerabile, ma del massimo carico recuperabile.



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